Intervista a Christian – Una vita tra le acque selvagge

Christian è una delle nostre guide di pesca ed è anche istruttore di rafting in Friuli Venezia Giulia. Grazie alla sua grande conoscenza del territorio, ti conduce in luoghi inesplorati e completamente immersi nella natura, navigando con un raft o impugnando una canna da pesca. Qui sotto ci racconta le sue passioni!

Da quanto sei Guida Professionale Certificata A.I.GU.P.P.?
Sono guida da febbraio 2019, dopo aver frequentato il corso al quale ho avuto accesso in seguito alla valutazione del mio curriculum di pescatore legato alla conoscenza del territorio su cui andrò ad operare, alle tecniche praticate e alle eventuali esperienze alieutiche in acque al di fuori dei confini nazionali. Durante il corso vengono affrontati temi quali il primo soccorso, la cartografia (per saper interpretare una mappa escursionistica), ittiologia, e le regole base per affrontare in sicurezza un ambiente fluviale/montano. Alla fine, si ottiene una qualifica che certifica che la guida conosce il territorio in cui opera.

Come è nata questa tua passione?
La passione è nata moltissimi anni fa facendo le prime uscite con amici per passare il tempo per poi diventare sempre più forte diventando una parte fondamentale della mia vita. Questa disciplina mi ha sempre appassionato e affascinato perché nella vita del pescatore c’è un’evoluzione: al primo step si vuole solo catturare pesci, non importa quali o come, al secondo step si vuole catturare tanti pesci, al terzo step si vuole pescare solo pesci grossi e al quarto step invece si vuole catturare un determinato pesce, con una determinata esca e in un determinato fiume. Io al momento sono tra il terzo e quarto step, ma la maggior parte dei pescatori si ferma al secondo.

Che cos’è l’AIGUPP?
L’AIGUPP è l’”Associazione Italiana Guide Professionali di Pesca” ed è l’unica associazione riconosciuta dal ministero delle infrastrutture che dà un certificato di qualità come guida a livello nazionale.

In che tecnica di pesca sei specializzato?
Io sono specializzato nella tecnica dello spinning e spinfly e utilizzo esche artificiali in metallo legno e artificiali siliconici che simulano pesciolini, piccoli invertebrati della fauna bentonica e che producono vibrazioni in acqua.. La maggior parte dei pesci segue la vibrazione e in particolare nello spinning il pesce solitamente attacca per difendere il territorio, più che per fame vera e propria. Ovviamente uso esche con amo singolo senza ardiglione per ferire il meno possibile il pesce e garantire un rilascio adeguato.

Cosa cerchi di trasmettere a chi viene a svolgere questa attività con te?
A chi viene con me a pescare cerco di trasmettere le bellezze del territorio in cui vivo, e voglio dar loro la possibilità unica di catturare pesci selvatici, nati e cresciuti nel fiume e non frutto di immissioni da parte dell’uomo. Io credo che la pesca sia qualcosa di più della cattura fine a sé stessa e, come diceva Thoreau, “molte persone vanno a pescare per tutta la loro vita, senza sapere che non è il pesce quello che stanno cercando”. Io da pescatore infatti cerco la connessione con la natura e la pace con me stesso, anche se pesco con altre persone, cerco il silenzio, osservo gli animali nel loro ambiente, il merlo acquaiolo che plana sull’acqua, il martin pescatore che caccia un pesciolino, tutte piccole cose che fanno stare bene.

Qual è il ricordo più bello legato alla pesca?
Ho molti ricordi belli, ma sicuramente uno è la cattura del HuchoHucho, conosciuto anche come salmone del Danubio,”il fantasma dei Balcani”. È un pesce che è all’apice della catena alimentare del Danubio, e dei suoi tributari. Vive solo in questo bacino fluviale e in alcuni fiumi della Siberia e si pesca principalmente durante l’inverno e ha abitudini di caccia crepuscolari, quindi o all’alba o al tramonto. Questo particolare pesce ha un territorio di caccia anche di un paio di chilometri e in questo raggio generalmente vive solo un esemplare che può stare anche una settimana senza uscire in caccia, quindi è molto raro trovarne uno e ci vuole costanza e concentrazione. Io sono riuscito a catturarlo l’ultima mattinata di pesca durante un’uscita in terra slovena ed è stata un’enorme soddisfazione perché avevo raggiunto il mio obiettivo: catturare quel pesce in quel determinato corso d’acqua!

Sei anche istruttore rafting…da quanti anni pratichi questa attività?
Sono istruttore rafting da circa due anni. Precedentemente avevo fatto diverse uscite in Slovenia e in Valle d’Aosta in acque bianche e appena c’è stata l’occasione di fare il corso in Friuli Venezia Giulia, l’ho colta al volo.

Da dove è nata questa tua passione?
Più che altro ho una grande passione per i fiumi e per i torrenti e in generale per le acque selvagge e quindi mi piacciono tutte le attività sportive legate a ciò.

Che luoghi hai attraversato in gommone e qual è il luogo che ti è rimasto più nel cuore?
La discesa che più mi è rimasta nel cuore è quella che ho fatto nella Dora Baltea in Valle d’Aosta. Il percorso è molto emozionante anche grazie all’importante portata d’acqua dovuta al disgelo delle nevi dei ghiacciai del bacino della Dora che crea rapide molto veloci e ed emozionanti, infatti ero andato lì proprio per fare questa attività. È stato un percorso impegnativo e allo stesso tempo divertente.

Che consiglio daresti a chi vuole diventare istruttore di rafting?
Il consiglio che darei a un futuro istruttore di rafting è che deve avere una vera passione per il fiume e stare bene in un certo ambiente e nella natura. Poi è importante che provi emozioni e che si diverta mentre svolge l’attività perché altrimenti diventa quasi un peso. L’istruttore deve cercare di trasmettere il divertimento e l’unicità dell’esperienza ai clienti che porta in gommone e far vivere il fiume da un altro punto di vista.

Grazie Christian per il tempo che ci hai dedicato! Ci vediamo per un’immersione nella natura più selvaggia!